La Misericordia, eccesso dell’Amore redentore

ZI09031013 - 10/03/2009
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La Misericordia, eccesso dell’Amore redentore


 

COLLEVALENZA, martedì, 10 marzo 2009 (ZENIT.org).- Nel pomeriggio del 7 febbraio al Convegno su “La Misericordia tra giustizia e speranza”, che si è svolto al Santuario dell’Amore Misericordioso di di Collevalenza, sono intervenuti il prof. Angelo Capecci e il prof. Emmanuel Gabellieri.

Il prof. Capecci, docente di Storia della Filosofia e preside del Corso di laurea in Filosofia presso l’Università di Perugia, ha svolto il tema : "La Misericordia nella filosofia. Significati e accezioni di un’idea in momenti del pensiero occidentale".

La filosofia occidentale si è interrogata – ha detto il prof. Capecci – in diversi luoghi e da diverse prospettive sulla Misericordia, anche se questo termine ha assunto uno specifico e precipuo valore nel linguaggio religioso.Una prima forma o via di una indagine filosofica sulla Misericordia procede da una esperienza che sembra universale, quella di una emozione particolare che si verifica in casi limite di fronte ad altrui sofferenze, e si chiede il suo valore pratico cioè quali siano le sue implicazioni agli effetti dell’azione.

La domanda sorge perché quel sentimento o emozione (che è definibile con termini come eleos, misericordia, pietà, compassione) possono produrre azioni nobili e meritorie, ed anche condurre ad una superiore consapevolezza del destino umano, ma possono anche determinare incertezza, inganno, debolezza nelle decisioni e nei comportamenti (Erodoto, Fedone).

Capecci, dopo aver parlato della Misericordia secondo Aristotele, ha quindi trattato della Misericordia come com-passione e come categoria antropologica.

Il prof. Gabellieri, filosofo, Preside della Facoltà di filosofia dell’Università Cattolica di Lione, con la sua relazione ha posto in risalto come rispetto alla filosofia antica e a quella moderna, che giudicano irriducibile la distanza tra Dio e l’uomo, la Rivelazione cristiana sia la "rivelazione" di una capacità e di una volontà di Dio di "scendere" verso l’uomo perché la perfezione ontologica più alta non è l’autosufficienza ma il dono.

Il cristianesimo, così - ha detto Gabellieri - obbliga a pensare in modo nuovo il problema ontologico. "Ciò che si può pensare di più grande" non è l’idea dell’Essere immutabile ma la Croce. Se il primo compito della teologia del XXI° secolo è "l’intelligenza della kenosi di Dio" (Fides et ratio n°93), il primo compito di una filosofia che risponda alle "esigenze filosofiche del cristianesimo" (Blondel), potrebbe essere quello di pensare infine Dio come Dio, vale a dire come Amore il più grande possibile, "Amore soprannaturale" (S. Weil).

La Misericordia - ha concluso Gabellieri - come eccesso dell’Amore redentore, sarà allora il Nome più divino.